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Perchè Missione Prometeo
“Io li formai: riflessivi, sovrani del loro intelletto…anche prima di me guardavano, ed era cieco guardare; udivano suoni e non era sentire, erano forme di sogni, la vita un esistere lento, un impasto opaco senza disegno, non sapevan di case inondate dal sole né il mestiere del legno.
Era tutto un darsi da fare senza un lume di mente. Fu mia, a lor bene, l’idea del calcolo, primizia d’ingegno e fu mio il sistema di segni tracciati, Memoria del mondo. Non basta: io regolai le linee infinite dell’arte profetica e scelsi fra i sogni quelli destinati a farsi mondo reale, fui io a definire con termini netti…l’indole e le schermaglie di guerra e d’amore. Poche parole a dirti intero il concetto: fonte di tutte le scienze ai viventi è Prometeo.” (Eschilo)


Macigni desolati nella Scizia polare, l’orlo del mondo dove Prometeo incatenato alla rupe sconta la sua colpa: aver sottratto la fiamma del sapere dal carro del Sole per farne dono all’uomo e traghettarlo così dalla condizione di essere larvale a quella di essere razionale e pensante. Ulula il suo peccato agli altri primordi del Cosmo, l’aria, l’acqua, il fuoco solare ed alla stessa Madre Terra in cui ormai si confonde: aver amato gli uomini più che gli dei suoi consanguinei, Nello sviluppo della trilogia del Prometeo, cui è a noi giunto integralmente solo l’atto intermedio, per l’appunto l’episodio dell’Incatenato, Prometeo è il drammatico contraltare eroico della libertà e della dignità ad uno Zeus dispotico e bieco, uno Zeus in netto contrasto con quello raffigurato dalla mitologia “ufficiale” che ne fa il Dio della suprema giustizia. La soluzione di questa evidente antinomia è da ricercarsi nello sviluppo complessivo della trilogia. Nel “Prometeo Liberato” assistiamo infatti alla conciliazione fra i due protagonisti. Lo Zeus ancora giovane e spaventato dal suo stesso potere che cerca di degradare l’uomo a bestia pura lascia il posto al dio maturo, giusto e consapevole della sua potenza che sa accettare la riconciliazione e riequilibrare il cosmo. Prometeo viene infine affrancato dal divino arciere Eracle il quale con un colpo di freccia abbatte l’aquila che lo tormenta e lo libera dai ceppi.
Cardine di tutta l’opera di Eschilo resta tuttavia il destino dell’umanità, anche il furto del fuoco attraverso il quale si ottiene l’affrancamento dell’uomo appare di rilievo secondario, perché per merito di Prometeo si introduce nel mondo dell’uomo un elemento che neppure gli dei dell’olimpo possiedono: la capacità di progredire civilmente, di costruire – sia pure col sacrificio e con la pena – un domani migliore.
L’analisi critica dell’opera di Eschilo (tratta dal lavoro del professor Umberto Albini) introduce direttamente all’ esegesi di Missione Prometeo.
Da una parte emerge chiaramente il ruolo mitologico di Prometeo nei confronti dei destini umani: è lui il fautore e motore del progresso, dell’inizio di una nuova era nella quale l’uomo raggiunge la condizione di essere civile costruttore di case e città, si impossessa del sapere filosofico e scientifico. E’ l’uomo che conosciamo e che ben poco si è rinnovato da quel giorno in cui gli fu fatto dono del fuoco. Ma oggi ci troviamo di fronte ad una nuova frontiera, la scienza donata dal divino Titano pare giungere a risolvere persino il ciclo della vita e la stessa conquista della Luna e dello spazio ci appaiono imprese primordiali se raffrontate alla nascente era elettronica che per la prima volta nella storia dell’uomo annulla i fattori spazio temporali. Noi, spettatori privilegiati di un’era che scompare, con il nostro viaggio cavalcheremo sulle orme di una civiltà millenaria che si riduce in polvere per far posto ad un’incontenibile nuova era che si affaccia.
Ma il dramma di Eschilo induce ad un’altra interpretazione di Missione Prometeo. Il contrasto drammatico fra Zeus e Prometeo che giunge a conclusione, sia pur attraverso una “diplomatica mediazione”, nella riconciliazione dei due antagonisti. Non a caso la trilogia di Prometeo è stata definita come l’opera della conciliazione e noi siamo fermamente convinti che mai come oggi il genere umano abbia sentito la necessità di una generale pacificazione.

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