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Il Progetto
Missione Prometeo si propone di ripercorrere líideale tracciato della "Via della Seta", con partenza dallíItalia (Venezia: 2008) e arrivo in Cina (Pechino: 2009) utilizzando come unico mezzo di trasporto il cavallo. L'itinerario individuato è il risultato di un meticoloso lavoro di ricostruzione storica che, pur non perdendo di vista lo sviluppo delle antiche vie carovaniere, ha comunque privilegiato i teatri di transito tecnologico e culturale. Il percorso si configura pertanto come una serie di collegamenti fra centri urbani che ebbero un peso rilevante nel corso della secolare tradizione di scambi commerciali, culturali e scientifici. La spedizione sarà effettuata da una squadra di cinque cavalieri e una decina di cavalli che percorreranno tutta la Via della Seta da Venezia a Pechino. I cavalli, selezionati tra le razze italiane di maggior resistenza, saranno controllati e analizzati per tutta la durata della spedizione da un'equipe di ricercatori e docenti della facoltà di veterinaria dell'Università di Perugia. La squadra così composta viaggerà per 13,900 km, l’intero percorso della Via della Seta, in ogni paese attraversato sarà affiancata da gruppi di cavalieri locali che si alterneranno in rappresentanza di tutte le nazionalità incontrate lungo il percorso e daranno vita simbolicamente alla staffetta dell’amicizia e della pace.
Il progetto prevede l’attraversamento di 16 Stati a sovranità nazionale e delle principali città dell’Europa centrale e balcanica, del Medio Oriente, del Centro Asia fino alla Cina: la traversata della Via della Seta in tutta la sua estensione, completamente via terra e sempre con gli stessi cavalli, un’impresa che a memoria d’uomo nessuno è riuscito a realizzare.
La spedizione si configura, comunque, soprattutto, come un'ardua impresa umana di contatto diretto fra popoli profondamente diversi stimolata da ideali di pacifica convivenza universale.
La conoscenza reciproca, pertanto, come punto di partenza e fondamento ideale della spedizione, un principio che porta con sé la disponibilità ad accogliere ed adattare alla propria realtà quanto di positivo proviene dagli altri.
La stessa disponibilità manifestata da colui che si può considerare come il nostro ispiratore e che, tramite i suoi viaggi, fortemente contribuì alla lunga storia di amicizia fra Italia e Oriente: Marco Polo.
Con questo viaggio l'uomo occidentale torna ad essere uguale, quantomeno nei gesti e nelle forme, ai popoli che incontrerà sul proprio cammino.
Questo gesto, questa azione, non rappresenta soltanto un viaggio, un qualsiasi viaggio, ma è l'espressione di un percorso costruito innanzi tutto dentro noi stessi e soltanto successivamente nella realtà concreta. Un viaggio non virtuale, compiuto anzi servendosi di mezzi molto concreti e naturali. Un viaggio nel tempo, dunque, ma anche per il tempo presente, che sia contatto e rapporto diretto con popoli profondamente diversi.
Un’impresa come questa può anche essere vista come tentativo di conciliazione fra tecnologia e valori umani. In epoca pre elettronica l'orizzonte fisico temporale si spostava con l'osservatore, le fonti erano lontane o vicine, nella misura in cui costava uno sforzo fisico e psicologico raggiungerle. Nell'epoca attuale, la posizione dell'uomo è quella di spettatore: lo sforzo è quello digitale in entrambi i sensi e perciò equidistante. Noi non vogliamo negare l’importanza della modernità, o i vantaggi della tecnologia, ma sottolineare lo sforzo psicofisico necessario per raggiungere il nostro orizzonte, uno sforzo che sarà ugualmente al limite del proibitivo. Questa esperienza, se valorizzata nella dovuta maniera potrà essere un potente stimolo creativo per molti di coloro che si sono adagiati alla condizione di spettatori.

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